image-142
 S i a m o  c o s ì
   associazione culturale

facebook
twitter
instagram

333 402 8845

sacchi-kbLE--544x408Corriere-Tablet

TINA ANSELMI
UNA DONNA AMANTE DELLE DONNE


AFFERMO’ IL PRINCIPIO CHE LA DONNA LAVORA SU DUE FRONTI: DOMESTICO E FUORI CASA

 

Già negli anni ’50 e ’60 le donne costituenti e le parlamentari avevano intrapreso un lavoro di riconoscimento giuridico del valore della donna nella società come persona, lavoratrice e madre, cosa che fino al 1946 la donna era considerata una cittadina di serie b.

Con la legge Noce si inizia a tutelare le lavoratrici madri e poi si arriva alla legge che ammette le donne nelle giurie popolari dei tribunali per i minori.

 

In seguito si realizza la legge che vieta il licenziamento della donna in caso di matrimonio, poi si apre alla donna l’accesso a tutte le carriere e nel ’63 si arriva anche a quella in magistratura.

Poi ancora, grazie a un intenso lavoro delle donne democristiane, di cui faceva parte Tina Anselmi, e che proprio nel loro partito trovavano gli ostacoli più forti, si arriva nel 1975 alla riforma del diritto di famiglia che stabilisce il principio di parità tra marito e moglie.

 

Tutto ciò prepara un tempo maturo in cui Tina Anselmi, divenuta oramai ministro del Lavoro, realizza la legge sulla parità di retribuzione del lavoro tra uomo e donna, del 1977.
Questa legge incorpora una sensibilità particolare che Tina Anselmi riesce ad esprimere, ed è novità per quel tempo, ma che anche oggi (2020) viene messa in dubbio e forse anche ideologicamente osteggiata.

Infatti, nel linguaggio comune ci si domanda: una donna lavora? La risposta era, ed è anche oggi sempre la stessa: no se non esce di casa.


Invece una donna lavora anche quando è in casa, per cui il lavoro della donna si svolge su due fronti: domestico e fuori casa, ma dal punto di vista sociale questo non è mai stato riconosciuto come valore.

Anche oggi si fa fatica a sostenere che una donna divenuta madre svolge un lavoro di gran valore sociale nel crescere e accudire i propri figli, figli che saranno i futuri cittadini.

 

Ripartiamo allora dal principio fondante di questa legge del 1977 che riconosce che a parità di lavoro ci deve essere parità di retribuzione poichè il lavoro di un uomo vale quanto quello di una donna e viceversa. Legge in cui si vieta di discriminare in caso di gravidanza.

 

Ancora oggi accade che le donne vengano licenziate se aspettano un bambino, ancora oggi nel 2020 non è riconosciuto il grande valore sociale della donna madre come donna che esplica un lavoro fondamentale di cura dei futuri cittadini, le risorse più preziose per la vita di uno Stato.

 

 

Si riportano qui i primi due articoli della Legge 9 dicembre 1977, n. 903 “Parità di trattamento tra donne ed uomini in materia di lavoro”:

 

Art. 1. E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale. La discriminazione di cui al comma precedente e’ vietata anche se attuata:

 

1) attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza;


2) in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione ovvero a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso.

 

Il divieto di cui ai commi precedenti si applica anche alle iniziative in materia di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne sia l’accesso sia i contenuti. Eventuali deroghe alle disposizioni che precedono sono ammesse soltanto per mansioni di lavoro particolarmente pesanti individuate attraverso la contrattazione collettiva.

 

Non costituisce discriminazione condizionare all’appartenenza ad un determinato sesso l’assunzione in attività della moda, dell’arte e dello spettacolo, quando ciò sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione.

 

Art. 2. La lavoratrice ha diritto alla stessa retribuzione del lavoratore quando le prestazioni richieste siano uguali o di pari valore. I sistemi di classificazione professionale ai fini della determinazione delle retribuzioni debbono adottare criteri comuni per uomini e donne.

 

Anna Cavallo

 

14/4/2020

 

Fonti
Raiplay, Passato e presente, Tina Anselmi, una vita per la democrazia

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder