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DONNE E DIRITTI

IL PRIMO MAGGIO DEGLI INVISIBILI

Carissimi vi invito oggi ad una breve riflessione, si proprio oggi 1^ maggio, data tanto cara ai lavoratori, oggi che ricordiamo San Giuseppe falegname, lavoratore.

 

La dignità del lavoro come espressione della dignità dell’uomo, un aspetto della stessa dignità umana, ma che ha un doppio risvolto purtroppo. Si perchè spesso questa dignità è calpestata, non riconosciuta, tanto da trasformare il lavoro in una sorte di schiavitù fisica, psicologica, sociale.

 

Esenti da tutti i festeggiamenti ormai in auge da anni sono solo quella classe di “lavoratrici” invisibili alla società, ma tanto importanti. In questo periodo di forzata reclusione in molti hanno potuto sperimentare in prima persona quanto sia fondamentale il lavoro ‘casalingo’.

 

Ci sono milioni di donne in Italia che per forza di cose, per necessità o per libera scelta, si sono ritrovate a fare un lavoro che non è considerato tale dalla società. Un ruolo al quale non è riconosciuta nessuna dignità, ritenuto inutile quasi un peso che grava sulla economia poichè improduttivo.

 

E già, una donna che fa la colf, che cucina, che fa l’autista, che fa la tata o la baby sitter, la badante a persone anziane, che fa fare i compiti ai bambini, è socialmente utile ed è retribuita solo se lavora per terze persone, perché se tutto questo lo si fa per la propria famiglia non è un lavoro, e quindi non è retribuito.

Una donna che si dichiara “casalinga” viene guardata come fosse una fallita nullafacente, sentendosi spesso dire la famosa frase “beata te che NON lavori”, che sta a significare “sei mantenuta da chi porta i soldi a casa”!

E allora non può essere oggi la festa di chi mette il proprio quotidiano lavoro a disposizione della famiglia, perché la sua attività non è lavoro, non è nulla, è uno “stare a casa”, senza un riconoscimento economico che dia dignità sociale.

 

Non importa se sei brava a cucinare, tenere in ordine la casa, seguire i figli nel percorso scolastico, cucire, pitturare le pareti del salotto, aggiustare un rubinetto che perde, organizzare feste, ascoltare e parlare col resto della famiglia, piantare una rosa, risparmiare, fare la spesa, aiutare i genitori od i suoceri anziani, ospitare i compagni di classe dei tuoi figli quasi tutti i pomeriggi perché tu sei la mamma casalinga e le altre lavorano e non lo possono fare, preparare mega merende, fare la rappresentante di classe perché tanto tu non lavori ed hai tempo, accompagnare i ragazzi a calcio (non solo i tuoi), la figlia e la sua amica a danza, andare a riprenderli tutti, perché tu tanto non hai orari di lavoro ….

 

Bè se volete continuo, ma tanto la casalinga non lavora non fa NIENTE e quindi non ha diritto ad un riconoscimento economico che renda il suo lavoro dignitoso per se stessa e agli occhi degli altri.

Tengo a precisare che sempre più “casalinghe” sono laureate, donne intelligenti e creative che spesso amano crescere i propri figli e non farli crescere da nidi o nonni, oppure sono donne che hanno perso il lavoro perché si sono “volute sposare” e quindi sono a rischio maternità, malattia pericolosa nel mondo del lavoro.

Non siamo né fallite né stupide né ignoranti, siamo una categoria di persone che lavorano in una impresa familiare con dignità ed orgoglio ma non abbiamo diritti, non abbiamo una remunerazione economica e sociale per il lavoro che OGNI giorno svolgiamo.

 

La famiglia è la cellula della società, investire sulla famiglia è investire sulla società, allora perché non riconoscere la casalinga un ‘lavoro’ a tutti gli effetti?

 

Oggi noi non festeggiamo, oggi noi lavoriamo come sempre perché il 1’ maggio non è una nostra festa, noi siamo lavoratori invisibili!

 

Germana Biagioni

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