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LA MATERNITA' AL CENTRO DELLE POLITICHE ECONOMICHE

 

Le gravi conseguenze della denatalità sono ormai note a tutti e per questo la maternità deve diventare il centro delle politiche economiche.  

Gli squilibri demografici e il debito pubblico renderanno insostenibile il sistema sociale nel prossimo futuro.

Ma si continua ad ostacolare la maternità! 

 

A partire dagli anni 60, sotto le mentite spoglie di un diritto di uguaglianza e parità sociale, alla donna è stato chiesto di essere principalmente lavoratrice, come se la maternità fosse un optional.  

La vera dignità sociale si ha solo nel rispetto delle diversità tra uomo e donna e nel valorizzare la maternità.

Oggi è riconosciuto l’importante il ruolo di lavoratrice ma a discapito del ruolo di madre, tanto che per il mondo del lavoro la maternità è un ostacolo.

 

E’ fondamentale dare alle donne gli strumenti adatti per rimettere in moto il paese, incentivare i giovani a formare una famiglia, permettere alle nuove generazioni di fare figli per frenare la discesa demografica.

I presupposti per una ‘rinascita’ immediata del paese Italia si ottengono solo con investimenti sulle NASCITE, prima ancora che sugli asili nido, gli immobili, la tecnologia.

In Italia l’età media delle madri al parto giunge a 32 anni, in numero di figli per donna pari a 1,29.

Tre quinti dei bambini non avranno fratelli, cugini, zii. Oggi per 100 bambini di età inferiore a 15 anni si hanno 161 over 64 e tra venti anni il rapporto sarà di 100 a 265. Un paese vecchio.

Un paese dove la gravidanza e la maternità sono cause di perdita del lavoro, e per le donne che non lavorano, un problema economico. Un paese dove la maternità è considerata un fatto personale, la realizzazione di un desiderio del singolo senza nessuna benefica conseguenza sociale, un lusso per poche donne che se la possono permettere.   

Questa mentalità ci ha portati ad essere il paese in Europa con il peggior calo demografico degli ultimi 100 anni. Secondo i dati Istat nel 2019 sono nati 420.084 bambini, 20mila in meno rispetto al 2018, confermando il trend negativo delle nascite ormai in aumento da anni.

Siamo ad un punto di non ritorno. Con la pandemia il quadro demografico è ulteriormente peggiorato. L’impatto della crisi del 2020 sulla natalità e sulle scelte familiari in Italia è tragico.

 

Eppure la nostra Costituzione all’art. 31 cosi enuncia “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.”

 

Dove è in Italia la tutela della maternità prevista dalla Costituzione?

 

La società offre e permette alla gestante, soprattutto quella in difficoltà, come unica forma di tutela l’aborto! E già per abortire la strada è spianata, l’iter è semplice e completamente gratuito.  

Invece gli aiuti per accogliere la vita non esistono. Un esempio tra tanti che aiuta a capire; le analisi per abortire sono gratuite per tutte, per portare avanti la gravidanza no!

Non esistono servizi o reti di aiuto pubblici per sostenere le gestanti in difficoltà. Una completa carenza istituzionale. L’art. 5 della legge 194 è rimasta lettera morta fino ad ora.

 

La maternità deve diventare centro delle politiche economiche del futuro.

 

Da donna vorrei che si parlasse di dignità della maternità.

Non trovo dignitoso che lo stato consideri ‘inattiva’ una donna che desidera essere totalmente madre e prendersi cura della famiglia, dei propri figli. Non trovo dignitoso che la donna lavoratrice debba fare i salti mortali per avere un figlio e sentirsi in colpa perché la maternità non la rende produttiva al 100%.

E’ ora di cambiare mentalità, la maternità va valorizzata e rivalutata come un bene da tutelare e incentivare. I figli aumentano il PIL!

Urge un progetto di ampio respiro, che sia visto nel breve, medio e lungo termine, che tenga in considerazione anche una base sociale, pedagogica e psicologica.

Il primo passo per iniziare a riempire le culle? Rispettare la maternità spostando l’attenzione sulle donne.

Creare un progetto sulla maternità che prenda in considerazione la libertà di scelta della donna, sostenere sia la madre a tempo pieno che la madre lavoratrice.

La maternità è un valore aggiunto, non un limite!

E’ il momento di impostare una economia materna capace di generare vita per uno Stato che senza figli sta morendo.

Lavorare sulle pari opportunità senza prescindere dal fatto ineludibile che solo le donne partoriscono, solo le donne sono madri. Mettere al centro la maternità.

 

SIAMO COSI’

Germana Biagioni

 

23 febbraio 2021

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