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GIORNATA DELLA MEMORIA

UN TESTIMONE AFFASCINANTE DELLA FIDUCIA TOTALE IN DIO

 

Il 9 aprile 1945 dopo un processo farsa, Dietrich Bonhoeffer veniva giustiziato, appeso ad un gancio e strangolato, nel lager di Flossenburg, mancavano solo pochi giorni all’arrivo degli americani e alla fine delle ostilità. Le sue ultime parole furono:“è la fine, per me l’inizio della vita”.

Bonhoeffer era nato nel 1906 in una famiglia agiata e colta berlinese. Il padre Karl era un importante psichiatra e docente universitario e la madre, Paula von Hase, una delle poche donne laureate, dedicò la propria vita ad allevare i suoi nove figli.

Studiò teologia e divenne pastore della chiesa luterana.

L’avvento del nazismo gettò non solo la Germania ma anche la chiesa luterana nello scompiglio. Bonhoeffer si opponeva al movimento guidato da Hitler sottolineandone gli aspetti profondamente anti-cristiani e pagani.

L’1 febbraio 1933 divenne noto e inviso al regime con la trasmissione radiofonica sui “cambiamenti del concetto di Capo” (Fuehrerbegriff).

Fu arrestato il 5 aprile 1943 per aver aiutato le famiglie ebree e imprigionato in un carcere militare a Tegel, alla periferia di Berlino.

Dopo l’attentato a Hitler, fallito, del 20 luglio 1944 avvenne un'ondata di arresti nei riguardi dei cospiratori e chi era già in carcere, compreso Bonhoeffer, venne accusato di alto tradimento e giustiziato.

Testimonianza della guardia carceraria il giorno della sua esecuzione

«Attraverso la porta semiaperta di una stanza delle baracche vidi che il pastore Bonhoeffer, prima di svestire gli abiti del prigioniero, si inginocchiò in profonda preghiera con il suo Signore. La preghiera così devota e fiduciosa di quell’uomo straordinariamente simpatico mi ha scosso profondamente. Anche al luogo del supplizio egli fece una breve preghiera, quindi salì coraggioso e rassegnato il patibolo. La morte giunse dopo pochi secondi. Nella mia attività medica di quasi cinquant’anni non ho mai visto un uomo morire con tanta fiducia in Dio».

Ho letto il libro VITA COMUNE e riporto una parte che mi ha colpito, tra le altre: il servizio dell'ascolto nella vita in comunione.

IL SERVIZIO DELL’ASCOLTO

«Il primo servizio che si deve agli altri nella comunione, consiste nel prestare loro ascolto. L’amore per Dio comincia con l’ascolto della sua Parola, e analogamente l’amore per il fratello comincia con l’imparare ad ascoltarlo. L’amore di Dio agisce in noi, non limitandosi a darci la sua parola, ma prestandoci anche ascolto. Allo stesso modo l’opera di Dio si riproduce nel nostro imparare a prestare ascolto al nostro fratello.

Anna Cavallo

Fonti

RAIPLAY, Pregare con la vita

RESISTENZA E RESA. Lettere e scritti dal carcere.

D. BONHOEFFER, Vita comune, Queriniana, Brescia, 2003

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