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IL GRIDO DEI PENULTIMI

 Mario Adinolfi

L'estate è la stagione in cui si stacca o si vorrebbe staccare dal lavoro, dalla fatica, dagli affanni; il tempo dello svago, del riposo.

Invece l'estate 2020: " ricordati che devi morire

-Si, ok. Mo' me lo segno-

Nel frattempo, sotto l' ombrellone, sulle rive del Mare di Roma, leggo.

Leggo " Il grido dei penultimi", ultimo lavoro di Mario Adinolfi.

 

Il libro chiude una trilogia:

- Voglio la mamma

- O capiamo o moriamo

- Il grido dei penultimi.

 

Già dal primo capitolo, perlopiù autobiografico, ci sto dentro.

La scrittura è schietta e sincera, i temi attuali, trattati in profondità con voglia di dare risposte. Si naviga tra interviste, testimonianze, racconti di vita sostanziosa.

 

Storie concrete di persone concrete, le stesse che ognuno di noi può incontrare per le scale del proprio condominio, al bar, al lavoro ecc, o come nel caso del capitolo a me più caro, il capitolo 4, dal titolo "donne, dududu" dove ho ritrovato raccolto anche il mio grido di madre, soffocato nelle notti insonni cullando il piccolo di turno, quando stanca morta in attesa che la sveglia suonasse per andare al lavoro (che poi che la impostavo a fare se tanto la sveglia umana la tenevo in braccio in carne ed ossa?) pensavo:- Sarebbe utile uno " stipendio" anche per le donne che preferiscono crescere i figli da sole, utile non solo alla loro famiglia ma a tutta la società, basterebbe così poco...

 

Sono passati anni ma non posso dimenticarlo perché ero in cerca di una soluzione, appunto concreta, dettata da problemi reali.

San Giovanni Paolo II ne parlò, ma nella cultura dei nostri tempi fu un appello caduto nel vuoto finché...

Mario Adinolfi...a questo punto leggete il capitolo 4.

 

I penultimi siamo tutti noi.

Come ci dicevano qualche mese fa? " Non lasceremo indietro nessuno"...tranne i penultimi.

Ora questo ultimo lavoro ha preso vita durante il periodo di emergenza Covid, ci spiega l' autore, perché è proprio in questo periodo che il grido si è fatto più forte. Sono emerse difficoltà che a stento prima si gestivano, ora si sono trasformate in tragedie, Adinolfi ha dato un nome e un volto a questo grido in queste duecento pagine che si leggono voracemente ma poi si desidera riprenderle, quasi studiarle, già studiarle, dal momento che sono ricche di dati e riferimenti da approfondire e magari da scriverci su due righe, infatti alla fine di ogni capitolo si trovano pagine bianche di quaderno ad uso e consumo del lettore.

 

Il messaggio arriva chiaro e forte:

I problemi c' erano già, forse paradossalmente, il Covid ci aiuta a capire che nessuno si salva da solo, che chiuderci nel nostro problema non aiuta noi né gli altri. Il grido non può e non deve essere soffocato, anche perché se crollano i penultimi chi aiuterà gli ultimi?

 

Il libro l' ho letto in due pomeriggi di sole ma, è ancora li, in una custodia in compagnia di altri due libri e un taccuino nella sacca delle cose da avere sempre al mare, quelle pagine dedicate al lettore non resteranno bianche a lungo.

 

Monica Vitali

 

16 agosto 2020

 

 

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