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inivito alla lettuta

  Guareschi  "Non muoio neanche se mi ammazzano"

 

Bene, siamo a casa, in questi giorni i pochi che vanno a lavorare ai nostri occhi sono fortunati, perché si sa: un conto è scegliere di godersi casa, un altro è essere costretti tra le quattro mura domestiche (con sette figli nel mio caso). Inevitabilmente il mio pensiero va ad uno scrittore, uno scrittore che a scuola non ti presentano mai, uno che, nonostante i peccati di omissione della pubblica istruzione italiana, ti viene incontro con la forza del suo genio, ridendosela delle "dimenticanze" di qualche finto, grigio intellettuale della scuola pubblica. Lui per me è un eroe, lui è Giovannino Guareschi e il libro è Diario Clandestino: raccolta di riflessioni, esperienze e speranze di un prigioniero; eh sì, perché Guareschi( insieme ad altri 600.000 soldati italiani dopo l'8 Settembre 1943) allora Tenente di artiglieria, si trovò a decidere se giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana o essere deportato come prigioniero dei tedeschi. Lui non accettò, così passò i due anni successivi come Internato Militare.
Scrisse: "Il mondo ci dimenticò [...] la Croce Rossa Internazionale non poté interessarsi di noi perché la nostra qualifica di Internati Militari era nuova e non contemplata[...]
Fummo peggio che abbandonati, ma questo non bastò a renderci dei bruti: con niente ricostruimmo la nostra civiltà".
Da questa esperienza durante la quale cercò, aiutato dalla fede e dalla sua tempra, di tirare fuori ogni giorno il meglio di sé e della vita. Cercava di scrivere, procurandosi materiale di fortuna per poterlo fare, pensieri, racconti, storie da condividere con gli altri prigionieri per poter supportare e non far morire quel filo di speranza che a molti veniva umanamente a mancare. Sono pagine intense che nonostante rendano testimonianza di una delle vicende più atroci della nostra storia recente, sono anche portatrici di tanta speranza, coraggio e bellezza; una Bellezza che si mostra solo negli animi -in un certo senso- eletti. Il corpo è provato dalla restrizione della libertà e della fame, dalla sporcizia, dal dolore di sapere i propri cari lontani e in difficoltà, ma l'anima va oltre il reticolato, è libera nessuno la può costringere o violare se guarda in alto a Chi la può trasformare in una forza divinizzata.
Guareschi esprime questo molto meglio di me in "Signora Germania" (un estratto dalla conversazione "Baracca 18"): non la trascriverò qui, vi invito a cercarla, se non la conoscete, o a rileggerla nel caso contrario, con la speranza che questo assaggio ci spinga a voler leggere -o rileggere- tutto d'un fiato Diario Clandestino.
Sottolineando che non è mia intenzione paragonare la prigionia di questi soldati al nostro momentaneo isolamento dalla vita sociale, penso che Guareschi con la sua fede verace e sincera possa essere un'ottima compagnia ed una guida infallibile con la sua ironia pungente ma sempre benevola, con la certezza testimoniata dalla sua vita che tutto concorre al bene. Buona lettura

 

Monica Vitali 

 

16 Marzo 2020

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