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Fine vita

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EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTO

 

Best Interest e Diritto alla Felicità.

Vi domando: “Può lo Stato procurare la morte di un individuo facendo appello al concetto di miglior interesse della persona?”

 

Lo Stato ha il compito di riconoscere dei diritti naturali da proteggere, entro i quali garantire libertà di azione dell’individuo, oppure lo Stato crea dei diritti utilitaristici, che sono prestazioni felicitanti del singolo, ma che possono negare diritti alla collettività intera?

 

Secondo voi esiste un “diritto alla felicità” individuale che lo Stato ha il dovere di erogare?
O piuttosto la felicità deve essere intesa non come un sentimento indotto da un sistema socio-politico, ma un insieme di esperienze di un vissuto personale che non può trasformarsi in una legge dello Stato?

 

Siamo arrivati ad un punto tale che lo Stato si “preoccupa” della felicità dei cittadini superando il concetto di dignità della vita approdando a quello di qualità della vita.

La felicità è ormai percepita come benessere e piacere, mentre l’infelicità è fatta coincidere col dolore, la sofferenza o addirittura l’incapacità di provare piacere.
La qualità della vita è da preferire alla dignità della vita, ma la dignità della vita è da riportare alla dignità umana cioè al valore dell’uomo che risiede nel suo esserci, nel suo esistere e non nella possibilità o meno di esercitare determinate funzioni o di provare determinate emozioni.
La dignità dell’uomo è stata sostituita con la qualità della vita.

 

Ecco quindi spuntare il diritto di morire nel caso di una persona sofferente per anzianità, malattia fisica o psichica, disabilità. Si preferisce tagliare corto con la sofferenza offrendo una punturina in una stanza asettica, lontano dalla vista del pubblico, oppure staccare il tubo della ventilazione o sospendere alimentazione e idratazione.

Il medico non è più colui che ricerca una terapia per guarire, ma che prescrive la terapia per morire, non più colui che offre una cura al paziente ma che sospende la cura per indurre la morte.

 

Lo Stato di fatto permette di eliminare vite indegne di essere vissute con la giustificazione del best interest, documentato e autorizzato dal medico e dal giudice, secondo il protocollo.

Eutanasia e suicidio assistito porteranno in Italia una situazione, come avvenuto in Inghilterra, Olanda, Belgio, dove la legalizzazione della eutanasia è iniziata col pretesto di aiutare a morire pazienti con casi limite, come l’esempio del dj Fabo in Italia, che scuotono emotivamente l’opinione pubblica, per arrivare nel giro di poco tempo alla eutanasia di stato, accettando la richiesta di morte per motivi di alcoolismo, depressione, solitudine, traumi psicologici ecc., perché ogni tipo di sofferenza giustificherebbe la scarsa qualità della vita.

 

Perché invece non investire su strutture e formazione di figure professionali che siano capaci di accogliere, gestire pazienti e familiari con empatia, usare in modo appropriato le cure palliative che aiutino a sopportare la sofferenza?

 

Torniamo alla dignità della persona, alla dignità dell’uomo che ha il suo valore incommensurabile nel suo esistere, nel suo essere al mondo.

 

Germana Biagioni

 

16 settembre 2019

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