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LA VIOLENZA INIZIA NEL GREMBO,NON CI BASTANO SCARPE ROSSE!

 

di Lucianella Presta

Fonte: La Croce quotidiano del 27 novembre 2019

 

 

In tanti hanno manifestato, tanti comuni, come anche quello in cui risiedo, si sono tinti di rosso, tante le panchine rosse a Torino, in regione, e nei vari comuni a rappresentare quel sangue versato....
Condivido tutto questo, ma penso che la prima violenza contro la donna sia quando si vuole cancellare la sua propria identità di sposa e madre, insita nel suo DNA. Quando la donna non è più considerata e vista così diviene oggetto da usare e gettare, dispensatrice di piacere e falso affetto. Quando poi vorrebbe liberarsi da queste schiavitù, cercando spazi propri di libertà e autonomia, allora diviene oggetto di violenza. Questa violenza arriva ad uccidere quando l’uomo non riesce a possederla totalmente sia fisicamente che psicologicamente. Quante adolescenti illudendosi di essere libere e autonome, sono succubi di pornografia e menzogne sull’aborto, sulla fecondazione artificiale e sull’utero in affitto, tutto questo è violenza contro la donna e la sua dignità di persona!
Mi permetto di dire a tutte le donne che hanno manifestato contro questo tipo di violenza che il loro primo grazie lo devono ai loro genitori i quali hanno detto si alla vita e NO alla violenza dell’aborto, rispettando la loro vita fin dai
primi attimi! Solo se rispetteremo la vita di tutti potremo combattere contro ogni sorta di violenza!
Senza sminuire il dolore di tanta sofferenza, mi permetto raccontare la violenza che ho subito, costretta ad andare a lavorare, quando per tutti e tre i miei figli ho dovuto riprendere appena dopo il quarto mese di vita di ciascuno, costretta dalle necessità economiche. Si parla di violenza fisica, ma di violenza alla maternità nessuna femminista ne parla.
Come me, tante donne, avrebbero voluto stare affianco al loro bambino, ma hanno dovuto accettarne il distacco per mantenere il posto di lavoro che per fortuna c’è.
Ora che i miei ragazzi sono grandi, rimpiango quei momenti, quella maternità rubata, strappata, violentata, a chi, come me, avrebbe potuto decidere di rimanere, se pur faticosamente, affianco alle sue creature.
Mi auguro che ogni donna da domani non si accontenti di panchine o scarpe rosse, ma si batta per difendere la propria dignità di sposa e madre difendendo la Vita fin dal concepimento..

 

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