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 Ritratti di donne 

Edith Stein   

Edith Stein (in religione Teresa Benedetta della Croce; Breslavia, 12 ottobre1891 – Auschwitz, 9 agosto1942) è stata una monaca cristiana, filosofa e mistica tedesca dell'Ordine delle Carmelitane Scalze. Di origine ebraica, si convertì al cattolicesimo dopo un periodo di ateismo che durava dall'adolescenza. Venne arrestata nei Paesi Bassi rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove morì insieme alla sorella Rosa, terziaria carmelitana scalza, nel 1942. Nel 1998 papa Giovanni Paolo II la proclamò santa e l'anno successivo la dichiarò patrona d'Europa.

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IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA'

 

Il ruolo della donna per la trasmissione culturale e la costruzione del tessuto sociale era per Edith Stein fondamentale.

Per Edith la femminilità è la chiave per comprendere la capacità dell’umanità di amare. La donna riconosce nel suo ruolo femminile la sua specificità, che risponde in un modo tutto proprio alla missione di essere donna nella società e di rivestire un compito sociale unico. Uomo e donna hanno ruoli compatibili ma specifici che “servono” all’ educazione della posterità per continuare l’evolversi stesso della società e del mondo.

 

Maternità desiderio e bisogno fisico di tutte le donne, che cercano per natura di abbracciare ciò che è vivente e personale. Accudire, proteggere, nutrire, educare è tutto un desiderio naturale e materno che la donna ha come impulso, perché capace di mettere al mondo la vita, di sostenerla, guidarla nella piena realizzazione di se stessa.
Dignità nell’esprimere la propria vocazione femminile senza dover rispondere a ideali o attese altrui, ma essere libere di amare rispondendo a quel bisogno profondo e personale quasi intuitivo.
Generosità del dono di contraccambio, la donna è capace di una apertura di spirito che la porta alla globalità, all’attenzione alle persone, al dono di sé che diventa benedizione per gli altri e questa generosità la rende felice.
Ricettività all’amore, quel desiderio della donna di amare ed essere amate che la rende capace di empatia e di capire il mondo e le sue esigenze più profonde.
L’ emancipazione femminile non è la richiesta di essere la brutta copia degli uomini per sostituirsi al loro ruolo proprio ma è il riconoscimento di una pari dignità, personale e sociale con le proprie caratteristiche che si esprimono nei 4 pilastri della femminilità: ricettività, generosità, dignità, maternità.

 

 

 

 

La donna ha un modo insostituibile di apportare amore al modo che non può essere modificato e falsato ma riconosciuto e sostenuto da una vera parità! Questo vuol dire emancipazione!
Perché esiste una unità specifica dell’essere umano che si manifesta nell’uomo e nella donna in maniera differente ma complementare, non sostitutiva o abrogativa.

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